Un antico monastero, una causa giudiziaria in bilico, un progetto che divide l’opinione pubblica! La Accademia per Sovranisti “Gladiatori” di Steve Bannon potrebbe finalmente decollare dopo anni di stop. La sentenza attesa a febbraio potrebbe riaprire le porte della Certosa di Trisulti alla discussa scuola politica.
Accademia dei Gladiatori: un sogno mai sopito che ora sfida i tribunali
Dal 2019 la battaglia legale tra Ministero della Cultura e Dignitatis Humanae Institute ha tenuto in pausa il sogno sovranista. Nel 2020 una vittoria parziale, nel 2021 il ribaltone, oggi un nuovo capitolo decisivo. Se il TAR concederà di nuovo la gestione, l’Accademia potrà avviare i primi corsi già questa primavera.
Trisulti, XIII secolo, Lazio: silenzio e mura imponenti. Il luogo perfetto per un think-tank che si presenta come “faro dell’Occidente giudaico-cristiano”, dicono i promotori. Chi protesta teme invece una fortezza ideologica pronta a diffondere una politica di rottura con Bruxelles.
Dal monastero all’agorà mediatica europea
Il progetto nacque nel pieno dell’ascesa populista del 2017. Bannon e il britannico Benjamin Harnwell immaginarono aula magna e camerate trasformate in set per podcast, webinar, hackathon di propaganda. L’eco di quelle idee rimbombò sui giornali quando spuntarono statue di Cesare e aquile romane nei render architettonici!
L’obiettivo? Forgiare centocinquanta giovani ogni semestre, pronti a guidare campagne elettorali in Italia e oltre, armati di storytelling aggressivo e di una visione muscolare della sovranità nazionale.
Cosa insegneranno ai futuri leader sovranisti
Bannon descrive il curriculum come un “MBA del combattimento culturale”. Strategie di guerra ibrida digitale, retorica classica, dottrina cattolica tradizionalista, persino laboratori di iconografia romana. Un docente veterano di Cambridge terrà un modulo su come manipolare l’algoritmo dei social senza violare – ufficialmente – le policy.
Sullo sfondo aleggia la Heritage Foundation, già autrice del controverso “Project 25”, pronta a inviare analisti per spiegare come spingere i governi a uscire da trattati giudicati lesivi della Sovranità. Non mancherà un boot camp estivo dedicato alla micro-targettizzazione elettorale, con esercitazioni notturne tra le navate vuote.
Tecniche di narrazione e battaglie culturali
Le lezioni ruoteranno attorno alla formula in tre atti cara a Hollywood: minaccia, decadimento, rinascita eroica. Il “nemico” potrà cambiare volto – elite globalista, media mainstream, burocrazia UE – ma il copione resta identico. Gli allievi impareranno a incidere su emozioni primarie: paura, orgoglio, rivalsa.
Un ex regista di spot per Super Bowl mostrerà come condensare tutto in un reel di quindici secondi. Meno testo, più simboli: spade, colonne, bandiere. E se qualcuno storce il naso? “Serve epica per smuovere l’elettore distratto”, ripetono i mentori.
Perché l’Italia è il laboratorio prediletto di questa scuola
L’asse sovranista vede Roma come porta d’ingresso al cuore del Mediterraneo. Dopo la Brexit e la crisi ungherese, puntare sulla penisola significa colpire un Paese fondatore dell’Unione e indebolirne il baricentro politico. Non a caso, documenti ufficiosi statunitensi citano l’Italia tra i partner “da allontanare dall’UE”.
Qui convergono movimenti che vanno dai neotradizionalisti cattolici ai libertari digitali. Una platea variegata, idealmente pronta a salire in cattedra a Trisulti e poi in comizi itineranti da Trieste a Palermo.
Rischi, opposizioni e scenari futuri
Il FAI, diverse diocesi e associazioni culturali promettono ricorsi a cascata. Temono la trasformazione di un bene storico in strumento di marketing ideologico. Un frate cappuccino locale avverte: “La Certosa non è un’arena di Gladiatori”.
Eppure, se il verdetto sarà favorevole, i corsi potranno partire già a giugno con un budget iniziale di cinque milioni di euro raccolti da donatori statunitensi. A quel punto, fermare il “Campus del Populismo” sarà come tentare di chiudere le porte del Colosseo durante una rivolta.
Source: eurofocus.adnkronos.com

