Fdi e Azione Studentesca denunciano: «I docenti trasformano le classi in piazze di propaganda»
«Docente o agit-prop a libro paga?»; la domanda rimbalza nei corridoi mentre il termometro politico supera i trenta gradi. Nel mirino finiscono classi trasformate, secondo alcuni, in piazze dove la propaganda sostituisce il programma. Il nuovo braccio di ferro scuote la scuola italiana e investe direttamente Fdi e il suo movimento giovanile, Azione Studentesca.
Fdi e Azione Studentesca al centro della tempesta sulla libertà di insegnamento
Il manifesto «La scuola è nostra» spunta durante Atreju, tradizionale kermesse della destra, e porta con sé un Qr-code: pochi secondi per segnalare i docenti accusati di fare politica in aula. Giovanni Donzelli difende l’iniziativa, ribaltando l’accusa: «È la sinistra che censura gli studenti!». Nel frattempo la sottosegretaria Frassinetti regge lo striscione, comunicando un sostegno che smentisce ogni distanza dal partito.
Come nasce il questionario che accusa i docenti di propaganda
Febbraio 2023: gli stessi ragazzi di Azione Studentesca vengono citati per un pestaggio a Firenze; da allora il gruppo moltiplica le iniziative, culminate nel sondaggio anonimo attivato a gennaio 2026. La prima domanda è diretta: «Hai uno o più prof di sinistra?». Un clic, e l’algoritmo raccoglie storie di presunti strappi di foto di Meloni, crocifissi rimossi o lezioni “troppo partigiane”.
Reazioni politiche e sindacali: la denuncia cresce
Il Partito Democratico chiede alla premier di dissociarsi; M5S chiama in causa Arianna Meloni; denuncia pronta anche da Avs e Anpi. La Flc-Cgil lancia la campagna «Schedateci tutti», invitando i professori a un’autodenuncia di massa che in poche ore diventa virale. Nel frattempo il ministro Valditara tace, mentre i rettori di tre atenei—Milano, Napoli, Catania—invocano «una tregua lessicale» per evitare che il conflitto culturale degeneri.
Dentro le classi: piazze silenziose o arene di confronto?
Una terza A di un liceo di Pordenone diventa laboratorio: dopo la comparsa del manifesto, gli studenti chiedono un dibattito su libertà di cattedra e pluralismo. La docente di storia propone il “metodo Socrate”: ogni alunno porta un fatto, non un insulto. Risultato? Due ore serrate, qualche scintilla, ma alla fine un accordo: distinguere opinione personale da lezione certificata, citando sempre le fonti. Un esempio che disinnesca la spirale delle “liste di proscrizione”.
Prospettive per la scuola dopo la polemica
Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione propone ora un “patto di neutralità attiva”: niente oscuramento delle idee, ma regole chiare su tempi e spazi del confronto politica/didattica. Il disegno prevede commissioni paritarie tra studenti e docenti, formazione su deontologia e l’obbligo di agenda pubblica per ogni assemblea. Riuscirà a spegnere l’eco di un questionario che ancora divide? La risposta dipenderà dalla capacità di trasformare le classi in luoghi di conoscenza e non di sospetto, perché se la scuola diventa tribunale, chi rimane a costruire il futuro?
Source: ilmanifesto.it
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