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FDI – Fratelli d’Italia al Senato: De Priamo, Masi e Troiani chiedono indagini e sanzioni mirate per la scuola, senza criminalizzare l’intera studentessa

Un graffito violento, apparso nei bagni del liceo Giulio Cesare di Roma, ha scosso l’opinione pubblica. In poche ore il caso è approdato in Senato, dove i rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno invocato indagini rapide e sanzioni mirate. Nessuno, però, vuole che l’intera comunità scolastica venga

Luigina Mortari
fdi al senato: de priamo, masi e troiani chiedono indagini mirate sul settore scolastico per garantire trasparenza e qualità nell'istruzione.

Un graffito violento, apparso nei bagni del liceo Giulio Cesare di Roma, ha scosso l’opinione pubblica. In poche ore il caso è approdato in Senato, dove i rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno invocato indagini rapide e sanzioni mirate. Nessuno, però, vuole che l’intera comunità scolastica venga ingiustamente stigmatizzata!

Indagini rapide, sanzioni puntuali: il cuore della richiesta FDI

De Priamo, affiancato da Masi e Troiani, ha chiesto alla Procura di procedere senza dilazione, chiarendo colpe e responsabilità entro tempi stretti. Il senatore ha parlato di “vituperio indegno”, ma ha rifiutato la logica del capro espiatorio collettivo. L’obiettivo resta isolare i responsabili, proteggendo la reputazione della scuola.

A sostegno, i parlamentari di FDI hanno ricordato che la Costituzione tutela la dignità di ogni studentessa. Criminalizzare in blocco un intero istituto, sostengono, significherebbe confondere vittime e colpevoli. Ecco la ragione di quelle “sanzioni mirate” pronunciate con forza in Aula.

Dal graffito alla proposta: perché non punire l’intera comunità

Nelle toilette campeggiava la scritta “lista stupri” con nomi femminili: un atto odioso, sì, ma circoscritto. I docenti lo hanno denunciato il giorno stesso, convocando genitori e psicologi. Sarebbe paradossale, puntualizza Masi, trasformare in carnefici proprio quegli alunni che hanno espresso sdegno.

Durante il convegno “Io non sono il mio abito”, tenuto il 25 novembre 2025, gli studenti del Giulio Cesare hanno dimostrato maturità rara. Hanno chiesto più educazione affettiva e si sono offerti di creare un comitato anti-molestie. Può davvero una platea simile essere confusa con i vandali?

Il liceo come fucina di coscienza civica

L’istituto romano vanta tradizione severa e vivace: nelle sue aule nacquero dibattiti che sfociarono persino in leggi nazionali sui diritti degli studenti. Non stupisce che, appena due giorni dopo l’episodio, i ragazzi si siano presentati al Senato per raccontare la loro visione. Hanno chiesto percorsi formativi su consenso, social media e linguaggio d’odio.

Una ragazza di quinta, microfono alla mano, ha domandato: “Possiamo convertire l’aula magna in centro ascolto pomeridiano?” La proposta, applauditissima, ha colpito Troiani, responsabile sociale di FDI a Roma. “Serve coraggio pedagogico”, ha replicato, garantendo sostegno istituzionale.

L’azione istituzionale di Masi e Troiani: oltre le telecamere

Masi ha già protocollato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione: chiede fondi per sportelli psicologici e corsi di media literacy. Troiani, dal canto suo, coordina un gruppo di esperti che elaborerà linee guida contro la violenza di genere nelle superiori. Ogni scuola capitolina riceverà una toolbox didattica entro l’autunno.

Non mancano le polemiche: alcuni sindacati temono tagli ad altre voci di bilancio. “La prevenzione non è un lusso, ma un investimento”, replica seccamente De Priamo. Il dibattito resta acceso, segno che la questione non scivolerà nell’oblio.

Dalla denuncia al cambiamento: idee concrete per proteggere le studentesse

I pedagogisti parlano di “didattica della responsabilità”: ore di laboratorio in cui gli alunni simulano processi decisionali e sviluppano empatia. Un modello sperimentato a Torino viene ora proposto a Roma, grazie a sinergie tra ministero e associazioni. Il liceo Giulio Cesare potrebbe diventare progetto pilota.

La presidente del consiglio d’istituto ricorda che, negli ultimi tre anni, il numero di segnalazioni di bullismo verbale è calato del 18 %. «È la prova che l’educazione funziona, quando è costante», osserva. E allora, perché non replicare, anziché limitarsi a punire?

Se il Parlamento saprà trasformare l’indignazione in norme efficaci, episodi come quello della famigerata scritta diventeranno solo un triste retaggio. Intanto, le mura del Giulio Cesare attendono di essere ripulite; le menti, al contrario, sono già in fermento.

Source: www.agenziagiornalisticaopinione.it

Luigina Mortari è pedagogista e professoressa universitaria italiana, nata nel 1956. Su Scuole Cantu 2 il suo profilo editoriale raccoglie contenuti dedicati a pedagogia, vita scolastica, orientamento, inclusione e rapporto scuola-famiglia, con attenzione alle esigenze di studenti, genitori e insegnanti.

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