Scuola di via Bari: Fratelli d’Italia sostiene il modello bilingue e avanza nuove proposte per valorizzare il quartiere
Tre gru svettano su via Bari, annunciano un cambiamento atteso da quarant’anni! La nuova Scuola sorgerà al confine fra i gruppi linguistici di Bolzano, diventando laboratorio di convivenza. Tutto ruota attorno al modello bilingue, difeso con vigore da Fratelli d’Italia e ormai nodo centrale del dibattito cittadino.
Scuola di via Bari, faro del modello bilingue per l’intera comunità
Il progetto unisce 16 classi elementari e medie, 400 alunni, mensa panoramica e palestra aperta al quartiere Don Bosco. Più che mattoni, qui si sta impastando un futuro in cui italiani e tedeschi imparano fianco a fianco, senza muri linguistici. In una provincia ancora segnata da divisioni storiche, la scelta ha sapore di rivoluzione dolce.
Le prime iscrizioni sono previste per settembre 2027, ma la curiosità corre già nei corridoi delle scuole Langer: bambini che chiedono se useranno due libri o uno solo! L’amministrazione assicura che la didattica sarà paritaria, con docenti in compresenza e laboratori misti, modello sperimentato a Firmian e ora elevato a paradigma urbano.
Fratelli d’Italia sostiene l’iniziativa e propone una riqualificazione a 360°
Roberto Muraro, capogruppo di Fratelli d’Italia, parla di “valore aggiunto per Bolzano e per l’Alto Adige”. Non solo difesa del bilinguismo, ma strategia per valorizzare l’intero tessuto urbano: piste ciclabili collegate, spazi verdi didattici, servizi sportivi aperti anche di sera. “Una scuola che respira col rione”, ripete in consiglio con punte di sano orgoglio.
Il partito punta inoltre a un patto di quartiere: artigiani, associazioni e start-up culturali coinvolti in progetti pomeridiani. Così l’aula diventa agorà, la palestra sala concerti, il giardino orto condiviso. Utopia? No, sperimentazione che alcune città europee, da Friburgo a Malmö, hanno già trasformato in prassi.
Trasferire le classi e liberare San Filippo Neri: una scelta di buon senso?
La proposta provinciale prevede lo spostamento degli alunni di San Filippo Neri nei nuovi spazi di via Bari. L’edificio sotto ponte Palermo diverrebbe centro culturale per famiglie, con atelier, biblioteca di quartiere e sportelli di supporto sociale. Un colpo doppio: più aule moderne agli studenti, più servizi agli abitanti.
C’è chi teme il traffico in aumento e chi ricorda le tre scuole già presenti in zona. Eppure gli studi tecnici parlano chiaro: con orari sfalsati, isole pedonali e mobility manager di istituto, l’impatto veicolare resta sotto la soglia UE 2025. Numeri che tranquillizzano perfino i genitori più diffidenti.
Oltre la polemica: convivenza linguistica come motore di sviluppo
Don Bosco è quartiere giovane, multiculturale, spesso usato come cartina di tornasole dei rapporti etnici in città. Con la Scuola di via Bari si sperimenta che l’integrazione non è slogan ma prassi quotidiana: due insegnanti, due lingue, un unico progetto educativo. Gli scettici ricordano gli attriti del passato; le famiglie più coraggiose vedono invece un anticipo d’Europa.
L’istituto ospiterà percorsi su cittadinanza attiva, teatro bilingue e gemellaggi digitali con Innsbruck e Milano. Non mancheranno i momenti ludici: la tradizionale “Festa delle parole gemelle”, dove i ragazzi cercano termini italiani e tedeschi simili e li trasformano in rap! Educazione che diverte, forma e disinnesca stereotipi prima che attecchiscano.
2026, anno chiave: cantiere, governance condivisa e prossimi passi
Il cronoprogramma parla di tetto completato entro l’inverno e impianti a primavera. Comune e Provincia, ora entrambi guidati da coalizioni con Fratelli d’Italia, hanno istituito un tavolo permanente: educatori, ingegneri e residenti discutono mensilmente su tempi e priorità. Una governance che riduce i rimpalli burocratici che, in passato, avevano congelato il progetto.
Resta la sfida di mantenere alta la qualità didattica: servono docenti formati sul bilinguismo integrato, materiali cross-curriculari e scambi continui con realtà d’oltralpe. La posta in gioco è chiara: se via Bari funziona, diventerà modello replicabile in altri quartieri di confine, dal Meranese alla Val Pusteria.
Qualcuno chiede: “E se fallisse?” Meglio rovesciare la domanda! Che cosa perderebbe Bolzano se non provasse neppure a costruire una scuola in cui la diversità è normalità? La risposta, oggi, pare unanime: troppo. E allora avanti, con passo saldo e sguardo plurilingue.
Source: www.bolzanoquotidiano.it







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