Scuola in Italia

Giovani italiani in difficoltà: l’istruzione in crisi tra miti digitali e mancanza di preparazione. Quale futuro per chi vive senza smartphone e internet nella scuola?

By Laura Benedetti , on 11 Settembre 2025 à 23:42 - 3 minutes to read
scopri come la crisi dell’istruzione italiana influenza i giovani privi di smartphone e internet: tra miti digitali e carenze formative, quali prospettive per gli studenti esclusi dal mondo connesso? analisi e riflessioni sul futuro delle nuove generazioni.

Il disagio educativo dei giovani italiani straripa dai corridoi scolastici fino alle piazze virtuali. Il nuovo dossier Ocse fotografa un Paese dove il 37 % degli adulti comprende solo testi elementari e gli adolescenti rincorrono follower anziché competenze. Nel frattempo La Scuola impone lo stop agli smartphone: scintilla di un confronto acceso!

Giovani italiani e istruzione in crisi: analfabetismo funzionale, miti digitali, carenza STEM

Secondo Education at a Glance 2025, soltanto il 20 % dei ventenni conclude un percorso universitario scientifico: un numero esiguo, dominato dai figli di laureati. L’86,5 % dei tredicenni pubblica foto o reel quotidianamente, mentre uno su due fatica con Italiano e Matematica nei test Invalsi. Fondazione Agnelli denuncia un circolo vizioso: scarse abilità di lettura, seduzione degli algoritmi, poche occasioni di riscatto.

L’ossessione per Instagram, YouTube e TikTok sovrasta consumi culturali già fragili. Gli editori scolastici – Zanichelli, Giunti Scuola, Treccani Scuola – sperimentano piattaforme ibride, ma il divario digitale frena la rivoluzione. Chi abita zone rurali ancora prive di fibra resta tagliato fuori, pur nel 2025 dei giga illimitati.

Smartphone banditi: regolamenti, proteste, opportunità

Le circolari del ministro Valditara vietano il cellulare in ogni lezione: chi sgarra rischia sanzioni disciplinari. Alcuni istituti custodiscono i telefoni in armadietti sigillati; altri confidano sulla responsabilità degli studenti. Antonio Lattanzi, preside abruzzese, avverte: il divieto funziona solo se accompagnato da “lavoro culturale”.

Paradosso? Gli stessi device restano strumenti didattici in musica, lingue o robotica grazie a WeSchool e alla rete Telecom Italia (TIM Scuola Digitale). Il confine fra abuso e uso creativo diventa labile. Quale docente non teme video rubati in bagno o chat segrete durante la lezione?

Restare offline nel 2025: un nuovo tipo di esclusione educativa

Per i ragazzi senza connessione stabile il rischio è doppio: niente social ma neppure biblioteche digitali, webinar o corsi di Feltrinelli Education. Serve una rete di sostegno: hotspot pubblici, campus civici, mentori dell’Università di Bologna che guidino allo studio autonomo. Altrimenti la forbice sociale si allargherà ancora.

Save the Children Italia segnala che in alcune aree del Mezzogiorno un quindicenne su tre non possiede un PC domestico. Amare le parole, esplorare il pensiero scientifico, diventa un lusso. Chi resta offline perde anche l’orientamento sessuale informato: oggi per quattro adolescenti su dieci la prima fonte di notizie sul sesso è la rete. Senza, subentra silenzio.

Dalla classe al lavoro: competenze in bilico, soluzioni in cantiere

Il tessuto produttivo chiede profili digitali, ma le scuole licenziano quattordicenni demotivati. Eppure esistono spiragli: bootcamp sponsorizzati da startup, percorsi PCTO con aziende high-tech, laboratori mobili che portano coding nei piccoli comuni. Quando un ragazzo tocca con mano la stampa 3D scopre che la matematica non è stregoneria bensì strumento di libertà.

Perché ciò accada servono alleanze solide tra scuole, imprese, editori e terzo settore. Nel liceo “Galilei” di Genova, per esempio, l’alternanza con un maker space ha ridotto l’abbandono del 18 %. Chi avrebbe scommesso su quella classe ribelle? Il segreto è far vibrare la curiosità prima che la noia si radichi.

Chiudiamo con un interrogativo: vietare lo smartphone basta a raddrizzare la rotta o occorre re-immaginare l’intero ecosistema formativo? Le prossime pagelle non riguarderanno soltanto gli studenti, ma l’intera comunità educativa.

Source: www.tecnicadellascuola.it

Mi chiamo Laura e da oltre 10 anni lavoro nel mondo dell’educazione. Vivo a Como con la mia famiglia e sono mamma di due bambini che frequentano la scuola primaria. Ho creato questo blog per aiutare altri genitori a capire meglio come funziona la scuola in Italia, condividendo consigli pratici, esperienze quotidiane e informazioni utili. Credo in un’educazione inclusiva, semplice e vicina alle famiglie. Ogni articolo nasce da ciò che vivo ogni giorno: tra zaini da preparare, compiti da seguire e riunioni con gli insegnanti.
Laura Benedetti
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