Scuola in Italia

Insegnante di sostegno: cosa non deve fare e come parlarne con la scuola

By Luigina Mortari , on 14 Luglio 2026 ร  21:47 - 5 minutes to read
Docenti in una scuola italiana durante un momento di confronto inclusivo in aula

Insegnante di sostegno cosa non deve fare: la domanda nasce spesso quando una famiglia vede qualcosa che non torna, ma non sa se si tratta di un errore, di una scelta didattica o di un problema da segnalare. Il punto non รจ cercare un colpevole al primo episodio, ma capire il ruolo del sostegno, i confini da rispettare e il modo giusto per parlarne con la scuola.

Lโ€™insegnante di sostegno non รจ un assistente personale dello studente, non รจ una figura separata dalla classe e non dovrebbe diventare lโ€™unico adulto che โ€œsi occupaโ€ dellโ€™alunno con disabilitร  o con un bisogno educativo specifico. Lavora con il consiglio di classe, partecipa alla progettazione, aiuta a rendere accessibili attivitร  e verifiche, ma dentro un percorso condiviso. Quando questa cornice salta, spesso se ne accorgono prima i genitori: compiti sempre diversi senza spiegazione, studente isolato, comunicazioni vaghe, oppure frasi del tipo โ€œne parli solo con il sostegnoโ€, come se gli altri docenti non fossero coinvolti.

Non dovrebbe isolare lo studente dal resto della classe

Il primo segnale da guardare รจ lโ€™isolamento. Ci sono momenti in cui un lavoro individualizzato ha senso, soprattutto se previsto dal PEI o concordato con il gruppo docente. Ma se lo studente passa gran parte del tempo fuori dalla classe, sempre con la stessa persona, senza un obiettivo chiaro e senza ritorno nel gruppo, qualcosa va verificato.

Lโ€™inclusione non significa fare tutto uguale agli altri a qualunque costo. Significa costruire condizioni realistiche perchรฉ lo studente partecipi, impari e stia dentro la vita della classe il piรน possibile. Il Ministero dellโ€™Istruzione e del Merito, nella pagina ufficiale dedicata agli alunni con disabilitร , richiama proprio il PEI e le misure di sostegno come strumenti di progettazione, non come parcheggio separato. Questo dettaglio conta: il sostegno non dovrebbe diventare una stanza a parte travestita da soluzione.

Non dovrebbe decidere tutto da solo

Un altro errore frequente รจ pensare che il docente di sostegno sia lโ€™unico responsabile di verifiche, interrogazioni, materiali e andamento scolastico. Non funziona cosรฌ. Le decisioni importanti devono stare dentro un lavoro collegiale: docenti curricolari, famiglia, eventuali specialisti e GLO quando previsto.

Se una verifica viene cambiata, semplificata o spostata, la famiglia dovrebbe poter capire il criterio. Se una misura compensativa sparisce, dovrebbe esserci una spiegazione. Se un obiettivo viene abbassato troppo, oppure al contrario reso irrealistico, non basta dire โ€œabbiamo fatto cosรฌโ€. Serve una traccia: PEI, PDP quando cโ€™รจ, verbali, comunicazioni, indicazioni condivise.

Qui il confronto con la scuola va impostato bene. Una domanda utile non รจ โ€œperchรฉ il sostegno non fa il suo lavoro?โ€, che chiude subito la conversazione. Meglio chiedere: โ€œQual era lโ€™obiettivo di questa scelta?โ€, โ€œDove lo ritroviamo nel PEI?โ€, โ€œCome sono coinvolti gli altri docenti?โ€, โ€œCome possiamo capire se sta funzionando?โ€. Sono domande ferme, ma non aggressive.

Non dovrebbe sostituirsi alla famiglia nรฉ ai docenti curricolari

Il sostegno non deve diventare il filtro unico tra scuola e famiglia. Se ogni comunicazione passa solo da quella figura, il rischio รจ che il resto del consiglio di classe resti sullo sfondo. Questo รจ delicato soprattutto alle medie e alle superiori, dove le materie aumentano e lo studente deve essere seguito da piรน adulti, non da una sola persona che prova a tenere insieme tutto.

Vale anche lโ€™opposto: la famiglia non dovrebbe usare il sostegno come scorciatoia per evitare il confronto con gli altri docenti. Se il problema riguarda matematica, italiano o una verifica di storia, il docente della materia deve restare nella conversazione. Il sostegno puรฒ aiutare a tradurre il bisogno educativo in pratiche concrete, ma non cancella la responsabilitร  didattica della disciplina.

Un buon controllo pratico รจ confrontare quello che succede in classe con i documenti giร  firmati. Per un PDP scritto in modo utile, ad esempio, le misure devono essere comprensibili e verificabili. Per il sostegno, il PEI dovrebbe evitare formule generiche e indicare obiettivi, strumenti, tempi e modalitร  di valutazione. Se tutto resta vago, il problema non รจ solo relazionale: รจ organizzativo.

Come segnalare un problema senza far esplodere il rapporto

Quando qualcosa non va, conviene raccogliere fatti prima di chiedere un incontro. Non impressioni generiche, ma esempi: date, comunicazioni, verifiche, compiti, episodi ricorrenti. Una mail breve alla coordinatrice o al coordinatore puรฒ bastare per aprire il confronto: si chiede un colloquio, si indicano due o tre punti concreti e si evita di accusare una persona prima di aver capito il quadro.

Durante lโ€™incontro, la richiesta migliore รจ quasi sempre operativa: cosa cambiamo da domani, chi fa cosa, quando ci aggiorniamo. Se serve, si puรฒ chiedere un passaggio nel GLO o un aggiornamento del percorso. Se invece il problema resta senza risposta, la famiglia puรฒ rivolgersi alla dirigenza scolastica con una comunicazione ordinata, allegando i fatti principali.

La linea da tenere รจ semplice: il sostegno deve aiutare lo studente a stare dentro un progetto educativo serio, non creare una dipendenza, una delega totale o un binario separato. Quando la scuola riesce a discuterne con chiarezza, anche le criticitร  diventano gestibili. Quando nessuno sa spiegare chi decide, perchรฉ e con quali obiettivi, allora sรฌ: รจ il momento di chiedere risposte piรน precise.

Luigina Mortari รจ pedagogista e professoressa universitaria italiana, nata nel 1956. Su Scuole Cantu 2 il suo profilo editoriale raccoglie contenuti dedicati a pedagogia, vita scolastica, orientamento, inclusione e rapporto scuola-famiglia, con attenzione alle esigenze di studenti, genitori e insegnanti.
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