Scuola in Italia

Studenti in piazza in tutta Italia: il ‘No Meloni Day’ per rivendicare una scuola più equa, tensioni a Bologna e Torino

By Laura Benedetti , on 14 Novembre 2025 à 22:36 - 4 minutes to read
studenti in piazza a bologna e torino per una scuola equa, manifestazioni e tensioni durante le proteste.

La mattina si è accesa con sirene, tamburi e cori: studenti di licei e atenei hanno invaso le strade di oltre quaranta città italiane. Il leitmotiv? No Meloni Day, un grido corale che chiede una scuola più inclusiva e risorse sottratte alle armi. Dai primi passi del corteo si sono registrate tensioni a Bologna e Torino, sintomo di un malessere che ribolle da mesi!

No Meloni Day: le ragioni della protesta studentesca

Cartelli dipinti nella notte raccontano l’urgenza di equità, mentre fumogeni color amaranto avvolgono la piazza. Nel mirino finiscono gli 869 milioni di euro di tagli previsti dalla legge di bilancio 2025, percepiti come uno schiaffo alla comunità educante. Il corteo romano, partito da Piramide, si dirige verso il ministero dell’Istruzione con l’ironia di slogan rapidi: «Soldi alla scuola, non ai blindati!»

La protesta tocca corde antiche: aule fatiscenti, supplenze interminabili, borse di studio che evaporano a giugno. Eppure, la platea odierna appare più intersezionale che mai; accanto agli striscioni contro la guerra spuntano quelli pro clima e diritti LGBTQ+. Una confederazione spontanea che reclama un futuro degno, non elemosine a macchia d’olio.

Tensioni a Bologna e Torino: cosa è accaduto?

A Bologna un cordone di polizia ha sbarrato Via Zamboni. Il contatto è stato rapido: spintoni, qualche manganello, un paio di nastri rossi volati come aquiloni spezzati. Nessun ferito grave, ma l’adrenalina – accumulata da settimane di assemblee – ha fatto da miccia.

Scenario simile sotto la Mole: a Torino il tentativo di deviare verso Piazza Castello ha scatenato fumogeni e cariche d’alleggerimento. Gli organizzatori denunciano identificazioni a tappeto; la Questura parla di “interventi proporzionati”. Chi narra la verità? La risposta galleggia tra video amatoriali e live stream, condivisi alla velocità di un lampo.

L’episodio offre un paradosso pedagogico: si chiede dialogo e partecipazione, ma si risponde con barriere mobili. Una lezione di cittadinanza al rovescio che, forse, merita un ripensamento urgente.

Richieste degli studenti: più risorse e equità per la scuola italiana

Il manifesto unitario elenca priorità nitide. Primo: incremento del Fondo di funzionamento per garantire laboratori, biblioteche, palestre degne di tale nome. Secondo: stabilizzazione dei docenti precari, perché la continuità didattica non sia un miraggio. Terzo: abolizione delle tasse universitarie per chi rientra sotto la soglia ISEE dei 35 000 euro.

Sullo sfondo, la proposta di destinare l’1,5% del PIL a istruzione e ricerca entro il 2027. Una cifra che spaventa i contabili di Palazzo Chigi, ma che l’OCSE definisce “minima per la competitività di un Paese avanzato”. Di fronte a questo dato, appare arduo liquidare la mobilitazione come folklore giovanile.

Il ruolo delle nuove generazioni nella piazza del 2025

Chi percorre Corso Vittorio con megafono alla mano non è l’eterna minoranza rumorosa. Parliamo di matricole STEM, aspiranti infermieri, futuri artigiani digitali che vedono nella scuola un ascensore sociale da rimettere in moto. La loro maniera di occupare lo spazio urbano mescola creatività, musica trap e citazioni colte, un miscuglio inebriante che sa di palingenesi civica.

Là dove Generazione Z e Alpha intrecciano percorsi, l’antico slogan “libri non fucili” torna con eco rinnovata. Infilare sotto lo zerbino questa energia significherebbe perdere un’occasione di catarsi collettiva, proprio quando l’Europa discute di un nuovo Patto per l’Istruzione.

Domanda fulminea: quale governo vorrebbe restare sordo a una simile carica propulsiva?

Risposta delle istituzioni e prospettive

Il ministero guidato da Giuseppe Valditara ribatte con un comunicato serale: “Dialogo aperto, ma i conti pubblici impongono rigore”. Parole già udite, ribatteranno i manifestanti, che ora puntano a un tavolo permanente con Regioni e sindacati. Intanto la Commissione Cultura della Camera preannuncia audizioni lampo per analizzare gli emendamenti salva-scuola.

L’Italia, culla di umanesimo e scienza, può permettersi aule gelate e tetti che gocciolano? Se la storia insegna, i periodi di crescita coincidono con investimenti lungimiranti in educazione: dal Piano Gentile ai grandi poli universitari del dopoguerra. Ecco perché il prossimo mese di bilancio si annuncia decisivo.

Il corteo si scioglie al tramonto, ma non l’eco delle sue parole. «Ci vediamo agli Stati Generali della Scuola», promettono gli striscioni. Una promessa o una minaccia? Dipenderà da chi, nei palazzi, saprà cogliere il rintocco di questa campanella collettiva.

Source: www.fanpage.it

Mi chiamo Laura e da oltre 10 anni lavoro nel mondo dell’educazione. Vivo a Como con la mia famiglia e sono mamma di due bambini che frequentano la scuola primaria. Ho creato questo blog per aiutare altri genitori a capire meglio come funziona la scuola in Italia, condividendo consigli pratici, esperienze quotidiane e informazioni utili. Credo in un’educazione inclusiva, semplice e vicina alle famiglie. Ogni articolo nasce da ciò che vivo ogni giorno: tra zaini da preparare, compiti da seguire e riunioni con gli insegnanti.
Laura Benedetti
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