Padova, in nidi e scuole d’infanzia gli insegnanti dovranno tenere gli smartphone lontani dagli sguardi…
Padova spegne i telefoni davanti ai bambini. La nuova circolare comunale ordina a maestre, educatori e personale ausiliario di riporre lo smartphone fuori dalla vista, lasciandolo silenziato e disponibile solo per vere emergenze. L’obiettivo è immediato: niente distrazioni digitali, più relazioni autentiche. La misura, in linea con la stretta nazionale annunciata dal ministro Giuseppe Valditara, diventa il test più osservato dell’anno scolastico 2025/2026.
Divieto di smartphone negli asili di Padova: cosa cambia subito
La regola è già operativa. Negli asili e nelle scuole d’infanzia comunali il telefono resta in tasca, oppure in un armadietto dedicato, dal primo ingresso fino all’uscita dei piccoli. Non si tratta di un semplice suggerimento, ma di un obbligo formale comunicato alle famiglie. La scelta nasce da incontri con pedagogisti che hanno evidenziato come la sola presenza di uno schermo acceso riduca il contatto visivo educatore-bambino del 40 %. In un’aula che accoglie bimbi fra zero e sei anni ogni sguardo conta. Perciò l’amministrazione chiede agli adulti di dare l’esempio, così come già avviene con cinture di sicurezza o caschi in bici.
Impatto immediato sulle routine quotidiane
L’entrata delle educatrici ora dura qualche minuto in più: si timbra, si deposita il telefono, poi si raggiunge la sezione. In compenso la cerchio-time del mattino scorre senza notifiche che vibrano sul banco. Una maestra racconta che tre giorni dopo l’avvio del silenzio digitale i bambini restano seduti più a lungo e ascoltano il racconto con curiosità crescente. Il gesto di consultare l’orologio al polso – soluzione vintage ma efficace – sostituisce lo sguardo rapido allo schermo.
Perché il Comune punta sul “silenzio digitale” 0-6 anni
Nei primi anni di vita imitazione e sperimentazione dominano. Se l’adulto usa il telefono durante il cambio pannolino, il piccolo capisce che quel dispositivo è importante quanto il contatto umano. Padova vuole evitare questa gerarchia distorta. Gli uffici educativi citano studi dell’università di Harvard che collegano l’esposizione precoce agli schermi a minori capacità di autoregolazione emotiva. Perciò il divieto visivo mira a proteggere lo sviluppo cognitivo, non a demonizzare la tecnologia. Quando serve chiamare un genitore, il telefono è consentito, ma lontano dallo sguardo dei bambini: la funzione d’emergenza resta, il modello di comportamento cambia.
Osservazione e imitazione nei primi anni
Piaget lo spiegava già nel secolo scorso: imitare l’adulto consente di interiorizzare schemi di comportamento. Se l’adulto parla con gli occhi negli occhi, il bambino apprende il valore dell’ascolto. Quando invece vede pollici che scorrono su display, impara che la conversazione può attendere. Il Comune di Padova sfrutta questa leva naturale per rafforzare la relazione educativa.
Il quadro nazionale: la stretta del Ministero fino alle superiori
Mentre Padova sperimenta con i più piccoli, il ministero ha già esteso lo stop agli smartphone anche alle scuole secondarie di secondo grado. Licei come il “Buonarroti” di Monfalcone hanno anticipato i tempi: telefoni spenti pure durante intervalli, laboratori e gite. Il preside parla di “riconquistare profondità”, una formula che riecheggia negli asili. La coerenza verticale del sistema scolastico, dal nido alla maturità, rafforza il messaggio: esistono spazi in cui la presenza reale vale più di quella digitale.
Il caso simbolo del liceo di Monfalcone
Dopo un mese di sperimentazione gli insegnanti friulani segnalano aumento delle domande in classe e dialoghi più vivaci. Lo smartphone non è bandito a vita, ma confinato a orari specifici. La scuola misura ora il ritmo con una vecchia campanella, recuperata dal magazzino: tradizione che diventa strumento di modernità.
Genitori e brand dell’infanzia tra opportunità e timori
Molti genitori temono di essere irreperibili, ma il numero fisso della segreteria resta attivo. Altri vedono l’occasione di ripensare agli oggetti presenti nello zainetto: Chicco rilancia libri tattili al posto delle app, Peg Perego evidenzia passeggini con tasche schermate per i telefoni, Inglesina promuove sdraiette con carillon analogici. Anche Cam Il mondo del bambino, Foppapedretti e Brevi ripropongono giochi a incastro in legno, mentre Giordani, Pali, Trudi e Sevi puntano su pupazzi sonori che non richiedono chip né batterie. Il mercato segue la pedagogia, segno che la cultura dell’infanzia può orientare l’innovazione.
Strumenti analogici che funzionano davvero
Un domino in cartone spesso o un set di costruzioni colorate sfidano la concorrenza dei LED. In sezione “grandi” di via San Fermo, una torre di cubi Sevi resta intatta sul tavolo per ore: nessuno la smonta prima di aver salutato tutti gli amici. L’attenzione al dettaglio cresce quando non si insegue l’ultimo video virale.
Buone pratiche per insegnanti e personale scolastico
La circolare padovana non basta senza strategie quotidiane. Prima di entrare in aula il docente può attivare la risposta automatica: “Sono con i bambini, richiamerò alle 13”. Un altro trucco è condividere lo stesso box porta-telefoni: la pressione sociale aiuta a mantenere la promessa. Infine, programmare pause dedicate alla consultazione dei messaggi riduce l’ansia da notifica fantasma e favorisce la concentrazione sul gioco o sulla lettura collettiva.
Piccoli trucchi per resistere alla tentazione
Lasciare il caricabatterie in auto, usare un orologio tradizionale, fissare obiettivi: “Se oggi non controllo il telefono fino alle 12, leggerò una fiaba in più”. Sono gesti che trasformano un divieto in opportunità educativa. Quando l’adulto dimostra coerenza, il messaggio diventa potente: la relazione vince sul display. Ed è proprio questa la lezione che Padova vuole consegnare a tutta la scuola italiana.
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