Rischio burnout tra i lavoratori della scuola: Anief lancia uno studio sul benessere del personale scolastico in collaborazione con università italiane
Fragore di campanella, registri elettronici che lampeggiano, aule affollate: la quotidianità scolastica può logorare anche i più motivati. Ecco perché il sindacato Anief ha avviato uno studio sul burnout insieme a diverse università italiane. Obiettivo? Fotografare, con metodo scientifico, il reale benessere personale scolastico e proporre rimedi prima che l’emergenza divampi.
Dati allarmanti sul rischio burnout fra i lavoratori della scuola
Gli ultimi monitoraggi del Ministero della Salute indicano che oltre il 64 % del personale docente e ATA sperimenta livelli di stress lavorativo superiori alla media nazionale. Negli istituti superiori la percentuale sale al 72 %, complice un ambiente scolastico sempre più complesso. La curva degli esoneri per motivi psicofisici, dal 2020 al 2025, è cresciuta di sette punti percentuali!
Salute mentale a rischio: quando la campanella diventa un campanello d’allarme
Turni spezzati, classi pollaio e carichi burocratici sfibrano la resilienza di chi insegna. Non stupisce che l’OMS abbia inserito la professione educativa tra le occupazioni ad alta esposizione a disturbi dell’umore. Quale effetto domino? Crescono assenze, calano motivazione e risultati degli studenti: un vero corto circuito pedagogico.
La forza della collaborazione accademica: come nasce lo studio Anief
Sotto la regia di Gianmauro Nonnis, il progetto coinvolge atenei da Cagliari a Bologna con questionari anonimi su orari, mansioni e micro-clima delle scuole. Vengono esaminate anche luminosità delle aule, temperatura e perfino provenienza socioculturale degli studenti: variabili spesso sottovalutate ma decisive per la tenuta psicologica degli operatori. Prime anticipazioni indicano una correlazione diretta fra spazi angusti e incremento di somatizzazioni!
Verso un Osservatorio nazionale: il dossier sul tavolo del Senato
Il sindacato propone che le rilevazioni confluiscano in un Osservatorio permanente sul fenomeno, da varare entro la fine del 2026. La richiesta include pensione a 60 anni per chi opera da decenni in cattedra, equiparando la scuola ai settori usuranti. «Se l’80 % del personale è donna – ricorda Marcello Pacifico – anticipare l’uscita di tre anni sarebbe atto di giustizia, non privilegio».
Strategie di prevenzione: dall’aula alla legge
Mentre il Parlamento valuta le misure, alcune scuole pioniere introducono micro-pausa obbligatoria tra le lezioni, stanze relax e sportelli psicologici itineranti. I primi risultati? Riduzione delle certificazioni di malattia del 15 % in sei mesi, secondo i report dell’Istituto di Ergonomia Scolastica. Se tali esperimenti fossero estesi nazionale, l’impatto economico sui permessi retribuiti scenderebbe di 90 milioni l’anno, stima Confindustria Servizi.
Source: www.orizzontescuola.it







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