Scuola in Italia Oggi: Riflessioni sulla ‘Banalità del Male
Un liceo trasformato in caserma, studenti invitati a spiare i docenti, minorenni schedati per origine etnica: il quadro desta allarme! Nel pieno del Giorno della Memoria, questi fatti impongono uno sguardo tagliente sul sistema educativo. Le domande si moltiplicano: che fine ha fatto il pensiero critico nutrito sui banchi?
Scuola italiana e la nuova Banalità del Male
Hannah Arendt avvertiva che l’orrore attecchisce quando l’obbedienza diventa abitudine. Oggi la Scuola italiana osserva controlli di polizia nei corridoi e liste di “professori sgraditi”, sintomi inquietanti di normalizzazione autoritaria. Nel liceo Augusto Righi di Roma, agenti in divisa hanno oscurato murales degli studenti per una conferenza istituzionale: un segnale che la democrazia può scolorire in silenzio.
Quando la sicurezza entra in classe
La parola “sicurezza” riecheggia come passepartout per giustificare divieti sempre più estesi. A Bergamo un cartellone esortava: “Segnala il tuo prof di sinistra!”; a Palermo un docente è finito sui social come presunto “indottrinatore”. Ogni episodio appare minimo, ma la somma genera quel grigiore etico che Arendt chiamava Banalità del Male.
Educazione critica e Pedagogia della responsabilità
L’atto di insegnare coincide con l’atto di liberare, ammoniva Paulo Freire. Eppure, quando il Ministero chiede i nomi degli alunni palestinesi, la Istruzione rischia di diventare tracciamento. Il messaggio che filtra è chiaro: conoscere serve, ma solo entro confini prestabiliti. Così scompare l’idea di scuola come laboratorio di cittadinanza.
Esperienze scolastiche che resistono
Non mancano, però, docenti che reagiscono con creatività. A Torino una quinta liceo ha organizzato un “processo simulato” al concetto di obbedienza, leggendo la Costituzione accanto al Talmud per evidenziare la ricchezza dialogica della Cultura italiana ed ebraica. La scena ha mostrato agli studenti che la libertà si esercita, non si predica!
Etica pubblica e memoria attiva nella Società italiana
Il Parlamento ha appena approvato un disegno di legge che assimila critiche allo Stato di Israele all’antisemitismo: il confine tra prevenzione dell’odio e censura si assottiglia. Nel frattempo, i diritti conquistati da generazioni di donne e uomini, oggi affermati in aula dai ragazzi, appaiono di nuovo negoziabili. È qui che scatta l’urgenza di Riflessioni collettive.
Ricordare per scegliere
La memoria non è solo celebrazione delle vittime; è bussola quotidiana. Ogni volta che un libro viene tolto da uno scaffale perché “scomodo”, un frammento di storia si spegne. Ogni volta che un adolescente impara a dubitare, quel frammento si riaccende e toglie ossigeno alla banalizzazione del male.
In classe, l’ironia salva: “Geometria a intuito? Proviamo!” risponde l’insegnante allo studente troppo sicuro; dopo venti minuti di silenzi imbarazzati, la logica torna padrona. Anche così si addestra alla responsabilità, perché l’Educazione vera punta a coltivare anticorpi morali, non sudditi disciplinati.
La domanda finale resta sospesa: quali spazi di dissenso verranno difesi quando i corridoi scolastici diventeranno definitivamente neutri, cioè muti? La risposta passa dal coraggio di insegnanti, studenti e famiglie nel riaffermare che la scuola è campo di libertà, non terreno di addestramento. Chi ascolta, agisca ora: il tempo delle scuse è già scaduto!
Source: www.pressenza.com







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