Studenti in marcia: manifestazioni in tutta Italia per la scuola, il clima e la solidarietà con Gaza
Migliaia di studenti hanno invaso le strade di oltre quaranta città italiane, intrecciando rivendicazioni su scuola, clima e diritti umani. La giornata del 14 novembre 2025, ribattezzata «No Meloni Day», ha visto cortei simultanei da Torino a Palermo. Urla, striscioni e qualche scintilla con la polizia hanno acceso l’eco di una VoceStudenti che pretende ascolto!
StudentiInMovimento: fotografie di una protesta diffusa
A Milano il fiume colorato di MarciaGiovani è partito da largo Cairoli e ha terminato la corsa davanti alla Scala, trasformata simbolicamente in «piazza Gaza». Uno striscione «Palestina libera dal fiume fino al mare» ha catalizzato lo sguardo dei passanti, mentre slogan contro il governo Meloni rimbalzavano sui palazzi ottocenteschi. Il corteo, circa tremila adolescenti e universitari, si è sciolto in assemblea pacifica annunciando lo sciopero generale del 28 novembre.
A Roma si è mosso un serpentone di seicento ragazzi: maschere con il volto della premier, fuochi simbolici e vernice rossa sulla facciata del Ministero dell’Istruzione. Dopo un breve dialogo con l’Ufficio scolastico regionale, il gruppo ha lasciato via Frangipane senza incidenti. Il Colosseo, immobile spettatore, ha visto sventolare cartelloni «GiovaniPerGaza» e «UnitiPerIlClima».
Torino e Bologna: quando la tensione sfiora la soglia
Sotto la Mole, l’irruzione negli uffici della Città Metropolitana ha acceso la miccia: estintori vaporizzati sugli agenti, cariche di alleggerimento, qualche contuso. Nonostante il brusio di sirene, il corteo ha rilanciato il motto EcoScuola, accusando l’esecutivo di investire più in armi che in edifici scolastici sicuri. Bologna non è rimasta a guardare: sul ponte di via San Donato, scudi contro cartelli bruciati e cori velenosi «Difendete i fascisti».
Pochi metri più in là, la rabbia si è tramutata in creatività: murales improvvisati reclamavano ClimaVivo e la fine della «scuola dei padroni». Persino gli esponenti dell’Anci, riuniti in Fiera, hanno dovuto ascoltare l’eco di tamburi e megafoni. Risultato? Confermata la richiesta d’incontrare il ministro Valditara entro dicembre.
Tre rivendicazioni intrecciate: scuola, ambiente, Palestina
Perché tanta energia collettiva? In cima c’è la domanda di una ScuolaLibera: stop ai tagli, assunzioni stabili, programmi meno militareschi. Ai giovani dell’Unione degli Studenti si uniscono i Fridays For Future, convinti che un’educazione climatica avanzata sia la chiave per un FuturoPulito. Infine, la solidarietà con Gaza lega il destino delle aule a quello di chi subisce bombardamenti, ricordando che conoscere il mondo significa anche difenderlo.
L’ibridazione dei tre temi ha creato un linguaggio nuovo: cartelli «Stop genocidio» sventolavano accanto a modelli in cartone di pale eoliche. Un ragazzo di Napoli, megafono alla mano, ha gridato: «Se crollano i soffitti delle nostre classi, crolla pure il pianeta!»; subito riecheggiava «SolidarietàViva senza confini». Domanda retorica ma pungente: è possibile difendere la pace senza difendere la Terra?
ScuolaLibera e FuturoPulito: proposte concrete sul tavolo
Gli organizzatori hanno consegnato cinque richieste urgenti al Ministero: un miliardo per la messa in sicurezza degli edifici, riduzione degli studenti per classe, potenziamento di psicologi scolastici, trasporto green gratis, alleanza permanente con i consultori per l’educazione sessoaffettiva. Ogni punto è corredato di stime finanziarie, evitando l’obiezione «non ci sono fondi». Ricordano che il governo ha stanziato tre miliardi per droni militari: se la guerra trova soldi, perché non l’istruzione?
I collettivi propongono inoltre di introdurre l’esame di «ecologia applicata» come materia obbligatoria nell’ultimo anno di liceo. L’obiettivo è formare tecnici, medici e giuristi consapevoli delle ricadute ambientali delle proprie scelte. La curiosità cresce: quante professioni verrebbero rivoluzionate da una generazione istruita alla sostenibilità?
Tra dialogo e scontro: istituzioni al bivio
Il viceministro Salvini ha bollato la protesta come «Quarto Reich dell’odio», pubblicando sui social un collage con Trump e Netanyahu: benzina sul fuoco. Intanto, la delegazione studentesca chiede un confronto pubblico con il premier e le regioni entro gennaio, minacciando di occupare le scuole in primavera. Lo sciopero generale del 28 novembre sarà il primo banco di prova.
La conferenza dei presidi, più pragmatica, suggerisce tavoli tecnici per definire protocolli di sicurezza energetica negli edifici: tetti fotovoltaici, sensori sismici, laboratori aerati. Se il governo accoglierà l’invito, la scintilla di oggi potrebbe diventare un cantiere condiviso. Nel frattempo, StudentiInMovimento non abbassano il volume: il loro inno riecheggia «Libri, non bombe» e la partita è appena iniziata.
Source: www.lapresse.it
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